Ha quasi raggiunto il numero necessario di mille adesioni la petizione online lanciata dall’Architetto Graziano Castello contro l’abbattimento dei pini marittimi nei giardini Tommaso Reggio di Ventimiglia.
Le ragioni presentate nella petizione sottolineano come la perizia, di per sĂ© insufficiente secondo l’opinione dell’Architetto Castello, sull’instabilitĂ fitostatica degli alberi avrebbe decretato l’abbattimento di 29 pini sui 57 presenti, e non la totalitĂ di essi come pare sia stato deciso.
Riportiamo qui di seguito il testo redatto dall’Architetto sulla pagina web della petizione:Â
“Leggiamo di una querela da parte dell’agronomo al candidato Sindaco del centrodestra. Non difendiamo nessuno, non facciamo propaganda e non entriamo nel merito della querelle personale, tuttavia, non possiamo non entrare a gamba tesa sulle affermazioni fatte dal professionista rispetto ai nostri giardini. Ci permettiamo, perĂČ, di affermare a latere che Ăš vergognoso che unâamministrazione sedicente di centro-sinistra si faccia scavalcare dal centro-destra in tema di verde pubblico, di sensibilitĂ ambientale e concezione corretta di cosa sia un giardino. Davvero improponibile. Questo detto non per le affermazioni e la querela dellâagronomo, ma per la politica del verde dellâAmministrazione uscente, ivi compresi alcuni video inconcepibili visti sui social.
Nel merito, in primo luogo vogliamo affermare che il VTA (Visual Tree Assessment), vale a dire lo studio della stabilitĂ degli alberi non Ăš assolutamente vero sia competenza esclusiva del dottore agronomo. Ma trascurando la cosa, ad ogni buon conto, anche concedendo la sciocchezza che in fondo nellâeconomia della situazione ha poca rilevanza se non quella di far credere che in base a ciĂČ, se la legge mi concede lâesclusiva, io posso dire ciĂČ che voglio senza dimostrarlo. Possiamo perĂČ dire, sicuramente, che non Ăš competenza, tanto meno esclusiva, del dottore agronomo progettare giardini verso i quali non si hanno competenze, appunto, progettuali. Anche se, come nel caso di specie, la progettazione Ăš mascherata come un “punto di vista agronomico”, ma dimenticando che decidendo quali alberi piantare e, soprattutto, dove piantarli Ăš comunque unâattivitĂ di progetto. Una consulenza agronomica sulla scelta degli alberi Ăš tale solo se Ăš di servizio, cioĂš di consulenza a un “progettista vero”.
Ma la cosa Ăš ancora piĂč grave se la progettazione dello pseudo giardino fatto da âalberelliâ â come correttamente sono ormai definiti in cittĂ gli alberi che hanno sostituito la pineta e le palme â viene affidata allo stesso perito che ha fatto la perizia di abbattimento. Ricordiamo allâagronomo che con determina n. 698 del 4 luglio 2018 Ú stato affidato lui lâincarico di predisporre le indagini VTA che hanno portato all’abbattimento e con determina n. 918 del 4 settembre 2018 Ăš stato affidato, sempre a lui, lâincarico per la progettazione in âambito agronomicoâ nella zona sud dei giardini (agronomico starebbe per âscelta delle essenzeâ? O anche composizione e progetto del giardino? O lâAmministrazione uscente non sa nemmeno cosa sia la progettazione di un giardino?). Forse sarĂ anche diffamatorio dire che lâagronomo voleva propinare i suoi alberelli (lo stabilirĂ soltanto la Magistratura), ma sicuramente Ăš contro le disposizioni di legge.
Lâaffidamento dellâincarico allo stesso professionista Ăš assolutamente vietato dal combinato disposto degli artt. 30 e 172 del D. Lgs 50/2016 e il Cons. Stato, sez. V, 03/04/2018, n. 2079  ha anche ribadito che tale divieto Ăš volto a tutelare le esigenze della concorrenza in un settore, quello degli appalti âsotto sogliaâ, nel quale Ăš maggiore il rischio del consolidarsi, ancor piĂč a livello locale, di posizioni di rendita anticoncorrenziale da parte di singoli operatori del settore risultati in precedenza aggiudicatari della fornitura o del servizio. Sicuramente lâagronomo non aveva volontĂ di propinare i suoi alberelli, ma di fatto facendo una perizia di abbattimento e allo stesso tempo un progetto di piantumazione: unâinfrazione alla legge, ancorchĂ© sia da attribuire allâAmministrazione uscente e non certo a lui, câĂš stata.
Vale anche la pena ricordare che la perizia aveva ben poco per essere considerata una esaustiva relazione VTA, visto che lâesame strumentale dei difetti e della meccanica arborea non Ăš minimamente descritto nella perizia medesima, se non su basi soggettive e scientificamente non dimostrate.
Anche dalle dichiarazioni odierne fatte dal professionista, finalmente si evince con certezza che la perizia Ăš stata fatta solo su una soggettiva valutazione della non dimostrata pericolositĂ statica degli alberi. Ricordiamo allâagronomo che il metodo VTA Ăš nato proprio per evitare perizie expertise da parte dei tecnici incaricati allâesame, quindi, scongiurare valutazioni della salute degli alberi basate su considerazioni soggettive e indimostrate,  ma per consentire a committenza e, nel caso di specie, alla cittadinanza di poter accedere alle informazioni in maniera scientifica e, quindi, poter accedere alla dimostrazione di ogni asserzione sulla base di effettive ricerche eseguite, descritte in termini tecnici e risultati conseguenti in coerenza con le ricerche eseguite concretamente.
Ricordiamo anche che il protocollo SIA, cioĂš la SocietĂ Italiana Arboricoltura, relativo alla VTA prevede che lo scopo di una valutazione di stabilitĂ Ăš quello di descrivere la situazione biomeccanica di un albero nei suoi vari apparati, in termini qualitativi e quantitativi soprattutto per quanto concerne il rischio di schianti o cedimenti. Tale verifica, che fonda le sue basi su nozioni di patologia vegetale, botanica, meccanica, tecnologia del legno rifacendosi direttamente alle teorie elaborate fondamentalmente da Shigo e Mattheck ha anche il fine di consentire lâindividuazione di procedure operative atte a ripristinare per gli alberi oggetto di analisi una situazione di equilibrio statico mediante note operative arboricolturali.Â
Ă buona norma far sĂŹ che possano essere definite e valorizzate tutte le possibili tecniche arboricolturali finalizzate alla riduzione del rischio in modo da svincolare lâidea della verifica di stabilitĂ avente come unico esito lâabbattimento o il non abbattimento dellâalbero.Â
La perizia, inoltre, pur essendo viziata da lacune procedurali rispetto al metodo da essa stesso richiamato, individuava nella pineta sud vicino al mare lâabbattimento n. 12 alberi in classe D(lâunica classe che consente lâabbattimento), mentre lâabbattimento ha investito n. 36 piante per cui ci sarebbero n. 24 alberi di altre classi abbattuti illegittimamente.
La perizia non Ăš sicuramente stata condotta, quindi, con la finalitĂ di recuperare i pini, ma esclusivamente di abbatterli per oscuri motivi.
Ed Ăš vergognoso che nonostante ci siano stati innumerevoli esposti e segnalazioni da parte del Comitato âSalviamo i Giardini Tommaso Reggioâ nessuno abbia mosso un dito per evitare questo scempio.
La distruzione dei giardini Ăš sotto gli occhi di tutti. Richiamare cadute avvenute altrove Ăš ridicolo. Farlo come pretesto per sentirsi con la coscienza a posto significa non avere la minima concezione di ecologia urbana. Significa non capire che gli alberi sono vittima dellâignoranza e devastazione ambientale e non ne sono la causa. Significa capire che il rischio di cadute puĂČ esserci, ma non salvaguardare e non mantenere la massa vegetale urbana sino a quando Ăš possibile, nellâambito appunto di una accettabile sicurezza dei cittadini, Ăš da avventuristi. La riduzione della massa vegetale causa scompensi impensabili in un ecosistema urbano. Occorre capirlo al piĂč presto.
Sostituire una pineta con una manciata di alberelli non Ăš una sostituzione della massa vegetale. Ed evocare la sicurezza come giustificazione per asfaltare (in rosso) i giardini Ăš solo un pretesto.
Ci chiediamo allora, come mai non vengono eliminati tutti i cartelloni pubblicitari su piantoni e le insegne a bandiera? Forse perchĂ© questi fanno parte dellâindotto economico? Ma non sono forse piĂč pericolosi questi per lâincolumitĂ dei cittadini? Forse perchĂ© i media parlano solo degli alberi nelle cittĂ ? Forse perchĂ© lâItalia Ăš un paese ignorante in tema di ambiente e non ha alcuna volontĂ di spendere denaro per mettere in sicurezza gli alberi nel loro pieno rispetto?
Senza contare poi, la devastazione estetica della cittĂ a seguito di questo bombardamento distruttivo del verde, ma questo, purtroppo, Ăš un problema di cultura del bello. Sostituire un lungo fiume fatto da meravigliose palme con delle piante di pitosforo Ăš una cosa talmente ridicola che si commenta da sola.”