rossese

Si è tenuta nei giorni scorsi a Dolceacqua l’audizione pubblica per la modifica del disciplinare del Rossese di Dolceacqua DOC, primo vino ligure a ottenere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1972.

“Il Rossese di Dolceacqua è un simbolo della nostra viticoltura, un vino che racconta la Liguria. Con questa modifica, scriviamo una nuova pagina per questa eccellenza, introducendo le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), che permettono di identificare con precisione i luoghi di produzione e valorizzare ulteriormente il legame tra territorio e vino”, ha dichiarato il vicepresidente con delega all’Agricoltura della Regione Liguria Alessandro Piana ringraziando il sindaco di Dolceacqua, i funzionari del MASAF – ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Emilio Sabelli e Beatrice Bernabei, gli uffici regionali e tutti gli attori coinvolti nel lungo percorso di studio e revisione del disciplinare, tra cui l’Associazione di promozione del Rossese di Dolceacqua, i Comuni, le associazioni di categoria, i produttori, il Cersaa e l’Enoteca Regionale della Liguria.

Grazie a un’attenta analisi storica e catastale, sono state certificate 33 UGA in 7 Comuni, tracciando confini precisi che esaltano le peculiarità dei vigneti e delle diverse aree di produzione.

“Dopo l’approvazione della Regione Liguria nel dicembre 2023, l’iter è proseguito presso il Ministero dell’Agricoltura – prosegue il vicepresidente – e siamo ora alle fasi conclusive: il nuovo disciplinare sarà valutato dal Comitato Nazionale Vini, poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e, salvo contestazioni, trasmesso alla Commissione Europea per l’approvazione definitiva. Questo è un modello per tutta la nostra regione. La tutela e la valorizzazione del territorio passano anche da strumenti normativi chiari, che garantiscono ai produttori nuove opportunità e ai consumatori un’eccellenza certificata e trasparente”.

“L’introduzione delle Unità Geografiche Aggiuntive nel disciplinare del Rossese di Dolceacqua rappresenta un passo fondamentale verso il riconoscimento della diversità e della ricchezza dei nostri territori – dice il sindaco di Dolceacqua Fulvio Gazzola. – Questa modifica non è soltanto un atto tecnico, ma un gesto profondo di valorizzazione e tutela. Permetterà di indicare in etichetta le specifiche zone di produzione – come Luvaira, Curli, Arcagna, Morghe e molte altre – offrendo al consumatore una chiave preziosa per comprendere il legame indissolubile tra il vino e il suo luogo d’origine. Nel caso del Rossese di Dolceacqua, coltivato in un’area relativamente piccola ma estremamente variegata, le differenze tra una collina e l’altra sono sorprendenti: terreni completamente diversi, esposizioni uniche, e microclimi distinti che donano al vino sentori particolari e irripetibili, legati a ogni singola particella. Per le famiglie che lavorano la terra da generazioni, questo riconoscimento significa rafforzare l’identità dei loro vigneti, dare voce alle sfumature di ogni valle, e promuovere un modello di viticoltura sostenibile, radicato nella tradizione ma con uno sguardo rivolto al futuro. Il Rossese di Dolceacqua non è solo un vino: è un racconto di famiglia, di fatica, di passione. E oggi, con le Unità Geografiche Aggiuntive, questo racconto si fa ancora più ricco, più autentico, più nostro”.

Dopo questo importante traguardo, la viticoltura ligure si prepara al Vinitaly 2025, la più prestigiosa fiera internazionale del settore, in programma a Verona dal 6 al 9 aprile.